Il business nascosto dei cellulari

Le ricariche via Bancomat muovono oltre due miliardi di euro l'anno, il doppio di tutti gli acquisti via Web, con utenti fedeli e transazioni di valore: è il "mobile" a realizzare il sogno del commercio elettronico


di Stefano Betti


La telefonia cellulare sembra un pozzo di continue sorprese, un settore capace di cambiare le regole del gioco trascinando con sé tutte le altre piattaforme digitali. Ora viene fuori che il vero commercio elettronico in Italia non si fa con i pc, ma con il circuito ATM - i bancomat - a causa proprio dei cellulari.
A chiudere l'anno 2002 dell'e-commerce in Italia non si raccolgono che poche briciole dal Web: 700 milioni di euro, secondo le stime di Associazione Impresa Politecnico. Settore molto dinamico, peraltro, quello della spesa con un click, per il quale la previsione di crescita per il 2004, secondo la stessa fonte, è addirittura il sogno della new economy: +97%, con fatturato a 2.373 milioni di euro. Eppure ancora briciole nei numeri dell'economia nazionale.


L'e-commerce dell'angolo

Almeno a prima vista l'e-commerce nostrano è tutto qui, ma a scavare meglio escono le sorprese. E' un luogo comune che gli italiani si fidino poco ad acquistare beni e servizi attraverso una piattaforma digitale, hanno semplicemente scelto di non utilizzare il pc di casa per farlo, o non solo quello. I bancomat agli angoli delle strade sono la piattaforma di commercio elettronico più ricca d'Italia: "Ricaricare un cellulare allo sportello automatico è commercio elettronico - spiega Pierfrancesco Gaggi, responsabile del settore sistemi di pagamento dell'ABI - e si tratta senza dubbio di un fenomeno di rilievo".
Le ricariche dei telefonini rappresentano il 10% di tutte le transazioni Pagobancomat nel nostro Paese, spiega il manager della Associazione Bancaria Italiana: 50 e passa milioni di operazioni nel 2002, con un importo medio di 45 euro. Fatti due conti si tratta di 2,25 miliardi di euro solo nel 2002. Insomma: quanto si spera che il carrello della spesa virtuale porti all'economia italiana quest'anno, gli ATM l'hanno già portato due anni fa, anche se a beneficio di pochi operatori.
E' un canale ormai affermato se, sempre secondo dati ABI del 2002, il 56% dei clienti degli istituti di credito italiani sceglie proprio il circuito ATM per tutti i servizi accessori non bancari. E il fenomeno non accenna a fermarsi, il numero di transazioni di questo tipo eseguite attraverso i bancomat registra di anno in anno crescite a due cifre: "Transazioni - sottolinea Gaggi - che peraltro hanno un costo elevato, diciamo la verità. Per questo si registra una media per ricarica così elevata, gli utenti tendono ad ammortizzare la spesa".


Accordi privati

Il costo della ricarica applicato dal circuito ATM è oggetto di accordi privati presi singolarmente tra gli operatori e le banche, spiegano in ABI. Nel caso della ricarica telefonica chi percepisce la commissione è l'operatore telefonico, il quale riconosce una commissione a sua volta alla banca che lo ospita.
Sono accordi presi direttamente tra carrier e istituti, una trattativa che in realtà è oggetto di contratti standard e si fa di solito con cinque banche importanti: questo è sufficiente per coprire buona parte del territorio nazionale. A occuparsi del circuito, a definire le commissioni tra le banche e a gestire la promozione, c'è Cogeban - l'agenzia titolare del marchio Bancomat, un'associazione parallela ad ABI nata dieci anni fa e che è l'equivalente nazionale di Visa o Mastercard - ma del resto si occupano i singoli istituti.
"Non abbiamo dati sulla frequenza delle operazioni di ricarica - spiega il manager ABI - ma ci sembra di capire che un numero così elevato di operazioni lascia intendere che chi ha iniziato a usarlo lo fa normalmente, per comodità". Esiste anche un altro servizio che dovrebbe far sentire i suoi effetti, ma sul quale non sono ancora disponibili dati: è il servizio di autoricarica, offerto da alcuni operatori cellulari.


Bancomat e PA

Gli operatori cellulari e altri operatori di rete fissa hanno intuito già nel '99 le potenzialità del circuito ATM, fatto di oltre 35 mila punti vendita tutt'altro che virtuali, e ora è il turno della Pubblica Amministrazione. "Ci sono circa - spiega Pierfrancesco Gaggi - settemila sportelli utilizzati da enti locali per esazione di imposte e pagamento di multe, ma non ci sono dati sull'utilizzo. Ora stiamo lavorando con il Cnipa (Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione) e il Ministero degli Interni per far leggere ai bancomat anche la carta dei servizi al cittadino". Su questo versante il problema non è di facile soluzione, spiegano in ABI: "Noi siamo legati agli standard bancari internazionali EMV per le nostre carte e abbiamo in corso un processo di passaggio al microchip, sempre attorno a questi standard. La Pubblica Amministrazione ha adottato altri standard, il punto di convergenza sul quale speriamo di poter attivare una collaborazione è quello di terminali, che potrebbero accettare entrambe le carte".
Un costo importante quello di adattare oltre 35 mila bancomat al doppio standard, che rischia di tagliare fuori i servizi al cittadino dallo sportello che gli italiani hanno scelto come interfaccia di cui val la pena fidarsi. Per certi acquisti almeno, quelli standard, anonimi e ripetitivi come la ricarica di un cellulare, molto simili a buona parte degli adempimenti burocratici che caratterizzano il rapporto tra enti pubblici e cittadini.

 

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